Testi e foto di Erik Henchoz

Un elemento fondamentale della nostra attrezzatura subacquea: il flash

Nella fotografia subacquea ci troviamo spesso a fronteggiare specifiche problematiche di illuminazione che, in particolari situazioni, possono essere veramente complesse da gestire. L’assorbimento selettivo della luce e la scarsa illuminazione ambiente possono creare non poche difficoltà, durante la ricerca della corretta esposizione: difficoltà che possiamo in parte evitare utilizzando flash e lampeggiatori subacquei. Si prospettano, dunque, due strade ben distinte: scafandrare flash di concezione terrestre o dotarci di specifici lampeggiatori studiati per un utilizzo subacqueo. Entrambe le soluzioni offrono vantaggi e svantaggi che possono essere più o meno evidenti a seconda delle nostre necessità e delle varie situazioni.

Scafandrare un flash terreste ha l’indubbio vantaggio di poter contare su un sistema esposimetrico TTL preciso ed efficace, visto che il lampeggiatore sarà collegato direttamente via cavo alla fotocamera reflex. Per contro, avremo un flash con una potenza (numero guida) che potrà essere inferiore a quelli costruiti appositamente per la subacquea, di solito più potenti, oppure con caratteristiche non ottimizzate per questo particolare utilizzo. L’acqua è in grado di assorbire drasticamente le emissioni luminose emesse dal nostro lampeggiatore. Un numero guida ridotto ci permetterà di lavorare sicuramente in macro e close-up, ma questo tipo di attrezzatura non potrà di certo competere con la potenza e le caratteristiche dei lampi emessi dei flash subacquei appositamente progettati. A livello tecnico, ad esempio, la parabola dei flash dedicati ad un uso “terreste” non tiene conto di un eventuale utilizzo in acqua. Il campo illuminato potrà risultare ridotto rispetto a quello che si è soliti utilizzare in immersione, un aspetto da tenere presente in fase di puntamento dei nostri lampeggiatori durante le sessioni photosub.

Alcuni produttori adattano soluzioni originali, dotando le custodie dei flash con speciali parabole a cupola per migliorare questo aspetto: il risultato è buono, ma è importante sottolineare il fatto che non si riesce quasi mai ad ottenere campi di illuminazione simili a quelli di flash nati per un utilizzo subacqueo.

Perché decidere allora di utilizzare un flash terreste invece di un lampeggiatore subacqueo, visto che a conti fatti si devono sostenere costi più elevati (custodia + flash) per poi lavorare con potenze e caratteristiche tecniche, in alcuni casi, inferiori? La risposta nel mio caso è molto semplice e diretta: per poter lavorare in completo i-TTL e gestire in maniera precisa e completa i lampi flash, ottenendo buone esposizioni.

 Che cosa è e a cosa serve il Nikon Creative Light System (CLS)

L’acronimo CLS, ovvero Creative Light System, individua uno specifico sistema Nikon progettato per gestire, tramite un’unità principale detta Commander, vari flash denominati unità Remote.

Un sistema concepito per ottenere il massimo in termini di illuminazione e creatività: negli anni si è passati dalla semplice slitta flash posizionata nella parte superiore della fotocamera, all’utilizzo di un cavo di connessione per ottenere la possibilità di brandeggio, fino ad arrivare, ai giorni nostri, ad una completa gestione senza fili (wireless) dei lampeggiatori.

Il Creative Light System permette tutto questo ma anche molto di più: la possibilità di gestire in maniera diretta, senza fili, diversi flash organizzati in molteplici gruppi di illuminazione, Master e Remote (A – B – C).

Un aspetto che si è subito rivelato vincente nella fotografia professionale, permettendo una gestione dei flash ed illuminazioni quasi inimmaginabili con i normali sistemi via cavo.

Una piccola rivoluzione nel modo di lavorare con i flash, così interessante da spingere Nikon ad integrare in molte delle sue fotocamere un vero e proprio Commander CLS. Non più, quindi, la necessità di utilizzare uno speciale apparecchio da applicare alla slitta flash della propria fotocamera (SU-800), ma la possibilità di gestire in modalità Commander il flash incorporato con la fotocamera reflex (disponibile con Nikon D90 D300, D300S, D800, D7000,ed i lampeggiatori SB-R200, SB-700, SB-800, SB-900 ed il nuovo SB-910).

 Quali sono i vantaggi del sistema CLS durante una immersione subacquea?

Tra le caratteristiche fondamentali del sistema CLS vi è proprio quella di poter lavorare in modalità senza fili, tramite una connessione a raggi infrarossi (I.R.). La propagazione dei raggi infrarossi in acqua è, però, un problema: lo spettro delle frequente I.R. viene abbondantemente assorbito dall’elemento liquido. Il risultato? Un segnale I.R., in grado di raggiungere un dispositivo a parecchi metri di distanza in aria, si propaga solo per poche decine di centimetri in acqua. Diventa, quindi, impossibile o perlomeno molto difficile, poter pilotare le nostre unità flash in remoto tramite infrarosso.

Come risolvere questo problema tecnico? Occorre naturalmente un cavo in fibra ottica. Semplice, economico e sicuro, questo sistema ci permetterà di trasportare il segnale I.R. del nostro Commander, in questo caso il flash incorporato nella fotocamera, fino al flash remoto. Un sistema, quello della trasmissione  con la fibra ottica, ormai ampliamente sfruttato nella fotografia subacquea, in grado di apportare notevoli benefici e vantaggi. Vengono, infatti, eliminate tutte quelle problematiche legate ai connettori Nikonos e loro similari, come ad esempio possibili allagamenti e falsi contatti, a tutto vantaggio di una connessione veramente economica ed affidabile.

Un piccolo sogno che diventa realtà: poter pilotare in i-TTL un flash terrestre opportunamente scafandrato e sfruttare alcune funzionalità del sistema CLS. Un indubbio vantaggio che si concretizza nella possibilità di gestire alcuni parametri dei lampi flash direttamente dalla fotocamera  e di poter fare affidamento su di un sistema di illuminazione molto preciso.

Macro fotografia subacquea con Nikon D7000 in modalità CLS e Nauticam

Per queste prime prove CLS ho avuto a disposizione due piccoli ma efficaci lampeggiatori di casa Nikon, i famosi SB-R200. Lampeggiatori che ho potuto portare in immersione grazie all’apposita custodia prodotta da Nauticam e commercializzata in Italia da Fotosub Shop.

La custodia Nauticam per Nikon D7000, così come le specifiche custodie per gli SB-R200, sono due prodotti di alta qualità. Progettati e curati in maniera quasi maniacale, NA-D7000 e NA-R200 presentano soluzioni tecniche d’avanguardia che li rendono veramente efficaci. Gli scafandri per i flash sono molto piccoli e accolgono gli SB-R200 in maniera pressoché perfetta.

Uno speciale prisma in materiale plastico, inserito all’interno delle custodie, permette la corretta trasmissione del segnale I.R. dal sensore, posto nella zona posteriore del flash, fino all’attacco sulla custodia della fotocamera. La connessione è assicurata dallo speciale cavo in fibra ottica che si avvita con precisione sui connettori dello scafandro.

Come già anticipato, sarà il flash incorporato con Nikon D7000 a funzionare da Commander e ad inviare il segnale I.R. tramite il lampo flash. Ci vogliono davvero pochi secondi per entrare nel menu della D7000 ed impostare il flash in modalità Commander (Menu personalizzazioni – e Braketing/Flash – e3 Controllo flash incorporato – CMD Modo Commander).

L’ultima schermata del menu è quella più importante: tramite il suo utilizzo saremo in grado di gestire il flash della fotocamera e due gruppi di flash esterni, il gruppo A e il gruppo B. Sarà, inoltre, fondamentale impostare correttamente i selettori posti sugli SB-R200 ed assegnare a questi il loro gruppo di lavoro, una volta in acqua sarebbe troppo tardi.

Decido, quindi, di utilizzare come flash di sinistra quello contrassegnato come gruppo A e quello di destra come gruppo B. Lavoreranno entrambi sul canale numero 1, uno dei 4 canali di comunicazione messi disposizione dal Commander CLS. La fase di programmazione è semplice e veloce, altrettanto rapida la possibilità di modificare i parametri dei flash grazie al menu della D7000. Con la pressione di pochi tasti posso gestire la modalità flash per ciascun lampeggiatore, passando rapidamente dalla modalità manuale al vero e proprio i-TTL, e modificare a mio piacimento, in maniera estremamente precisa, la compensazione dell’esposizione della luce dei flash.

 

In acqua la sensazione è subito di estrema praticità e semplicità. Tutto è facile ed intuitivo: le connessioni in fibra ottica lavorano regolarmente e, fotografando, svaniscono  tutti i dubbi che nutrivo sull’effettiva potenza (N.G. 10 ISO 100 M. in aria)  dei piccoli SB-R200 in immersione.

La gestione dei menu della D7000, tramite i pulsanti della custodia Nauticam, è comoda e funzionale. Durante gli scatti occorre, naturalmente, prestare attenzione a come si posizionano i flash: le loro ridotte dimensioni e la potenza non eccessiva, se confrontati con normali flash subacquei, obbligano ad essere più precisi a livello di puntamento e, in certi casi, ad avvicinarli maggiormente ai soggetti.

Mi avvicino al soggetto da fotografare. Durante questo scatto utilizzo il flash di sinistra come flash principale. Quello di destra è posizionato più distante, mi servirà come luce di riempimento.

 

I risultati sono decisamente incoraggianti e la modalità TTL, in molte situazioni, fa la differenza. Le esposizioni sono buone, posso così dedicarmi con più attenzione alle inquadrature e alla ricerca dei parametri di scatto migliori. Interessante e piacevole la possibilità di giocare con la compensazione della luce dei flash: in pochi secondi  è possibile forzare la sovraesposizione di un lampeggiatore, nel caso sia necessario avere più potenza luminosa, oppure sottoesporre un lampeggiatore per utilizzarlo come flash di riempimento e/o per ammorbidire le ombre create dal lampo del flash principale. La rapidità con cui posso modificare i parametri di scatto dei flash mi permette di poter fotografare lo stesso soggetto con impostazioni diverse aumentando o diminuendo l’intensità della luce di un flash, il tutto in pochissimi secondi.

Macrofotografia eseguita con Nikon D7000 e i 2 flash SB-R200. In questo caso ho sfruttato come lampeggiatore principale il flash di destra, sottoesponendo quello di sinistra di -0.7 EV.

Un utilizzo a tutti gli effetti ergonomico ed efficace, che mi permette di lavorare senza dover spostare le mani dai pulsanti della custodia. Molto più semplice del dover armeggiare, come avviene di solito con i flash subacquei tradizionali, con i pulsanti di regolazione potenza posti direttamente sul lampeggiatori.

La possibilità di lavorare direttamente in i-TTL si rileva uno strumento fantastico: tenendo sotto controllo tutti i parametri di scatto e sfruttando al massimo uno degli obiettivi che più apprezzo per la macrofotografia in formato DX, il nuovo Micro Nikkor 60 mm F2.8G ED, ottengo facilmente buone esposizioni e belle immagini.

 

 

 

 

Grazie al CLS è possibile gestire in maniera precisa i lampi flash, anche sott’acqua

Mi sono veramente divertito durante queste prove in mare, ottenendo ottimi risultati con il sistema CLS.

I dubbi e le perplessità iniziali erano molte, in particolare nei confronti dei piccoli SB-R200 che, sulla carta, sembravano avere un numero guida troppo piccolo per lavorare correttamente in immersione. I risultati hanno, tuttavia, superato di molto ogni più rosea aspettativa.

Nauticam è riuscita a progettare e produrre attrezzature davvero utili e di facile utilizzo che mi hanno permesso di ottenere buoni risultati sin dai primi scatti. Mi è stato possibile lavorare in CLS anche sott’acqua: un progetto che cercavo di concretizzare ormai da tempo e che, finalmente, ha dato i sui primi risultati. Un sistema innovativo che apre la strada a nuove sperimentazioni. Una nuova opportunità, a livello di illuminazione subacquea, che vedrò di condividere con voi sperimentando varie forme di utilizzo creativo grazie al “Creative Light System” di Nikon.

Per concludere, il mio auspicio è quello di poter utilizzare nel prossimo futuro una custodia Nauticam per flash Nikon più potenti, come ad esempio il nuovo SB-910, così da poter sfruttare appieno il sistema CLS.